Eni resta sul gradino più alto del podio della Webranking 2009 Italia Top100, la classifica che premia i migliori siti istituzionali di comunicazione finanziaria.
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Ma a scompaginare le posizioni di vertice della classifica della comunicazione online, redatta dalla società svedese Hallvarsson & Halvarsson in collaborazione con CorrierEconomia , ci pensano la multiutility Hera, che si aggiudica la seconda posizione (87,75 punti) e Pirelli & C (82,5) a discapito delle pluripremiate Unicredit e Telecom Italia che quest’anno si dovranno «accontentare » della quarta e quinta posizione. Da segnalare l’ingresso nella top ten, proprio in decima posizione, di Luxottica che grazie a un sito completamente rinnovato rispetto al precedente voluto da Del Vecchio ha bruciato 53 posizioni rispetto al 2008. Un balzo che le ha permesso anche di vincere il premio di best improver , cioè società che ha guadagnato più punti (+35,25). Le posizioni dalla sesta alla nona sono occupate da Edison, Snam Rete Gas, Ubi Banca, Generali. Quest’ultima, in particolare, è stata la società più veloce nel test pratico avendo risposto a una email di richiesta di informazioni in 11 minuti. Con 89 punti su un massimo potenziale di 100 Eni, che in sostanza ha totalizzato punteggi alti su tutte le sezioni monitorate ripete la performance che permise a Telecom Italia nel 2007 di conquistare non solo l’Oscar della comunicazione online in Italia ma anche quello europeo. Sono molto alte dunque le aspettative per i risultati della Webranking Europe 500 che sarà pubblicata nelle prossime settimane. Quest’anno sono ben 31 le società italiane entrate anche nella classifica maggiore. Tra le novità emerse a livello internazionale c’è l’attenzione per gli strumenti di partecipazione al web, i social media. Le società, o meglio alcune di esse, stanno prendendo coscienza della possibilità di monitorare la propria reputazione online seguendo i fenomeni di social networking, da Youtube e Twitter a Facebook e Wikipedia. Ma in realtà si tratta di minoranze «illuminate» rispetto a un panorama che rimane per lo più desolante: ancora l’11% delle società quotate in Borsa non pubblicava a fine agosto il bilancio in inglese, entrato ormai tra le best practice di Piazza Affari. Il 37%, poi, non ha dato spazio alle relazioni trimestrali tradotte. Emblematico il caso dell’ employer branding: emerso nel 2008 come criterio della classifica, lo spazio dedicato a chi cerca lavoro con la possibilità per le società di fare recruitment di talenti a costo zero sembra una buona opportunità . Ma il punteggio medio in questa sezione è stato molto basso (16%). È un segnale che per molti il sito è ancora un canale di informazioni «basic» e non uno strumento di difesa e posizionamento del brand.